Associazione Italiana Latto-Intolleranti

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INTOLLERANZA AL LATTOSIO: UN PO’ DI STORIA

L’intolleranza al lattosio è un fenomeno mondiale che ampiamente è stato studiato nel corso degli anni. Il primo a descrivere l’intolleranza al lattosio fu Ippocrate nel 400 a.C., ma i sintomi clinici sono stati riconosciuti solo negli ultimi 50 anni.

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Circa il 70% della popolazione mondiale ha una carenza di Lattasi in età adulta, enzima implicato nella scissione del lattosio in galattosio e glucosio. Tuttavia non tutti sono intolleranti al lattosio, poiché la tolleranza è influenzata da fattori nutrizionali e genetici.

A seconda dell’origine etnica la frequenza dell’intolleranza al lattosio può cambiare. In Nord Europa la persistenza della lattasi è la situazione più comune con punte dell’89%-96% in Scandinavia e nelle isole Britanniche e percentuali via via più basse andando verso sud, toccando solo il 15% in Sardegna. Nel Nord dell’India la percentuale di adulti che produce lattasi è del 63%, diminuendo fino al 23% spostandosi verso sud. Nel resto dell’Asia e tra le popolazioni native americane, invece, la persistenza della lattasi é molto rara. In Africa la distribuzione é a macchia di leopardo: tribù tradizionalmente dedite alla pastorizia mostrano alti livelli di persistenza dell’enzima, mentre popolazioni contigue ma non pastorali hanno percentuali molto piú basse (Fig. 1).

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Figura 1: stima della frazione di popolazione che produce la lattasi da adulto.

 

 A cosa è dovuta la “ Lattasi persistenza”?

In Europa la produzione della lattasi è regolata da un singolo gene, localizzato sulcromosoma 2. Negli individui “lattasi persistente” è presente unpolimorfismo (SNP), cioè un cambiamento di una singola base del DNA rispetto al gene comune. Questo SNP, comparso in modo casuale meno di10.000 anni fa in alcune popolazioni dedite alla pastorizia, dona la capacità di digerire il latte da adulti. In Africa e in Medio Oriente, invece, la produzione di lattasi è regolata da più di un gene.

Esistono varie TEORIE per spiegare la persistenza della lattasi.

Una ricerca dell’Università di Dublino sostiene che anche i nostri avi “preistorici” erano intolleranti al lattosio. Questa scoperta resa possibile grazie all’uso del test del DNA estratto dagli ossicini dell’orecchio di tredici scheletri risalenti al periodo compreso tra il 5.700 e l’ 800 a.C., dimostrerebbe che l’intolleranza al lattosio avrebberadici ben profonde. L’avvento del latte animale come alimento per l’uomo è stato reso possibile all’inizio del neolitico, circa 10.000 anni fa, con il passaggio dalla vita spesso nomade alla vita più stanziale basata sull’allevamento e l’agricoltura. Tuttavia ilcambiamento genetico necessario per “digerire” il lattosio sarebbe avvenuto“appena” 3 mila anni fa.

Secondo un altro studio l’evoluzione della tolleranza al lattosio tra gli europei è stata attribuita alla necessità dei nostri antenati agricoltori di fronteggiare le conseguenze della carenza di calcio e vitamina D, nutrendosi di latte. In particolare si pensa che nel Nord Europa, a causa di una bassa esposizione solare, l’assunzione dilatte possa aver fornito una fonte di calcio e vitamina D. Nei paesi dell’Europa del sud questa vitamina viene prodotta per azione del sole o assimilata da unadieta ricca di pesce.

La persistenza della lattasi è un classico esempio di coevoluzione gene-cultura avvenuta nell’uomo in periodi relativamente recenti. Con l’inizio dell’allevamento animale e della mungitura, nel primo Neolitico, la frequenza degli alleli della LP è rapidamente cresciuta sotto l’intensa pressione della selezione naturale.

BIBLIOGRAFIA:
 C. E. Lomer, G. C. Parkes, J. D. Sanderson (2008). Review article: lactose intolerance in clinical practice – myths and realities. Alimentary Pharmacology & Therapeutics.
P Gerbault, A Liebert, Y Itan, A Powell, M Currat, J Burger et al. (2011). Evolution of lactase persistence: an example of human niche construction. Philosophical Transactions of the Royal Society.
C Gamba, Eppie R. Jones, M D. Teasdale et al. (2014). Genome flux and stasis in a five millennium transect of European prehistory. Nature Communications.
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