Associazione Italiana Latto-Intolleranti

Intolleranza al lattosio; lattosio; intolleranti al lattosio; informazione; rubriche; nutrizione

INTOLLERANZA…COSA SEI?

intolleranza chi sei

Il termine “Intolleranza” è ormai entrato prepotentemente nel nostro vocabolario quotidiano; capita sempre più frequentemente di incontrare amici, familiari o di scoprire noi stessi intolleranti.

Cerchiamo di capire cos’è una intolleranza: istintivamente appare come un particolare cibo o sostanza contenuta in esso che ci provoca un certo disagio fisico, in genere gonfiori addominali, senso di nausea, flatulenza e dissenteria o stipsi e, in generale un diffuso senso di malessere; ciò capita a molte persone, ma è vera intolleranza?

Sarebbe opportuno effettuare test specifici sull’intolleranze per capirne la natura, ed in caso di reale intolleranza, valutare seriamente la necessità di qualificarla come vera e propria patologia, quali Intolleranza al lattosio, Celiachia, Favismo ecc. Inoltre sarebbe opportuno ed utile avere a disposizione test più affidabili e maneggevoli, linee alimentari mirate così come pure farmaci ed ogni genere di uso quotidiano.

Una reale intolleranza, verificata con specifico test genetico, si traduce in una impossibilità da parte dell’organismo a trasformare quella determinata sostanza in energia o comunque in molecola utile al buon funzionamento dell’organismo stesso; di conseguenza si attivano in noi tutti quei meccanismi volti alla più rapida eliminazione della sostanza e quei disturbi che ci “avvertono” di non assumerla più. Più precisamente ogni sostanza ingerita viene lavorata e trasformata dal momento dell’assunzione in poi, questa trasformazione avviene ad opera di proteine chiamate “ENZIMI” che coordinano e svolgono le trasformazioni.

Questi enzimi vengono costruiti, a livello organico, a partire dai geni contenuti nel nostro DNA; vista la nostra diversità appare subito chiaro che ci siano persone da ottimamente tolleranti a intolleranti pure, è infatti importante sottolineare che il deficit di un enzima (in questo caso LATTASI) non porta necessariamente allo sviluppo di sintomi di intolleranza al lattosio.

Fra i vari fattori che incidono sulla probabilità di sviluppare i sintomi di intolleranza al lattosio, oltre all’attività residua della lattasi ed al quantitativo di lattosio ingerito che rimangono i fattori fondamentali, vi sono anche le combinazioni dei cibi assunti insieme al latte, le caratteristiche della microflora colonica, la sensibilità viscerale del colon ed i fattori psicologici soggettivi. Un enorme e troppo trascurato fattore è appunto quello relativo alla microflora colonica (macrobiota intestinale) che svolge un ruolo determinante nell’assorbimento dei nutrienti; soffermiamoci solo un momento a riflettere sul danno che l’alimentazione moderna produce sul macrobiota, se poi ci mettiamo qualche antibiotico siamo a posto!

Senza addentrarci nello specifico tecnico-scientifico, che avremo piacere di trattare in successivi approfondimenti e così solo per dare una piccola idea, menzioniamo: lo stato generale della persona, il  suo stile di vita, l’ambiente e tanti particolari che passano inosservati, ma che in soggetti più sensibili possono portare ad un generale malessere ed a quei disturbi oggi classificati come MUS (Medically Unexplanied Syntoms) precedentemente chiamati “Disturbi Psicosomatici” e congedati con le più superficiali terapie di pratico effetto immediato (farmaci), ma che non risolvono il problema alla radice. Ciò costringe un ampio nr. di persone a convivere con ansie, divieti, limitazioni: in poche parole una non ottimale qualità di vita.

In successivi approfondimenti andremo ad analizzare pian piano tutte quelle piccole attenzioni che, messe in atto, sono veramente capaci di farci convivere con la totale o parziale “intolleranza” senza il bisogno di sentirsi “diversi”.

Quindi il messaggio appare chiaro: maggiore e definitiva sensibilità da parte del Ministero della Salute e Medici preposti nel definire non solo quella al lattosio, ma tutti i tipi di intolleranze in modo chiaro ed univoco; maggiore sensibilità delle industrie alimentari e farmacologiche, nonché della diretta distribuzione di cibi (Ristoranti-Fast Food-Bar).

Ricordiamo anche però di riflettere e fare un’analisi del proprio stile di vita per non generare quelle situazioni fisiologiche che determinano un ambiente favorevole all’instaurarsi di intolleranze prima per poi sfociare in malattie autoimmuni e…oltre.

Come medico, ho sperimentato in prima persona che la latto-intolleranza secondaria (non omozigote recessiva) può, con poche attenzioni alimentari e poche regole sullo stile di vita, essere vissuta bene; anzi contemporaneamente vengono messi in ordine svariati parametri fisiologici che rendono il nostro organismo efficiente e reattivo. Come è stato per me, così per la maggior parte dei pazienti che hanno dedicato una parte del loro tempo a riorganizzare, senza diventare maniacali, il loro stile di vita.

Per lanciare un messaggio positivo anche agli intolleranti primari, si può affermare che il quadro generale, magari con qualche attenzione in più, può decisamente evolvere in meglio consentendo di vivere la propria vita in modo consapevole e sereno.

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Un commento su “INTOLLERANZA…COSA SEI?

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